Cambiare lavoro? 6 segnali da considerare

Quasi un terzo della nostra vita lo passiamo lavorando, eppure il nostro lavoro non è sempre qualcosa che ci piace fare. Anzi, per moltissime persone il lavoro è ben lontano da qualcosa di piacevole. Ora, lasciamo perdere il discorso del “lavoro, beato chi cel’ha” e cerchiamo di vedere le cose in maniera diversa. Pensiamo ad una situazione in cui hai il tuo lavoro su cui classi gran parte delle tue giornate però, in fondo, vorresti qualcosa di più. Ogni mattina hai sempre quel dubbio: cambiare o non cambiare, rimanere o non rimanere.

Anche quando si hanno diverse opportunità lavorative non è comunque una scelta semplice, perché cambiare lavoro significa, in qualche maniera, ricominciare da zero, dover cancellare e ricostruire una routine. Nuovi posti, nuove persone, nuovi luoghi. Vediamo quindi 6 campanelli di allarme che ci avvisano che è arrivato il momento di fare il grande passo.

NUMERO UNO, quando provi apatia. L’azienda va bene, l’azienda va male: è uguale. Vai in ufficio, fai le tue 8 ore, fai il compitino e poi torni a casa. Tutti i colleghi sono lì, focalizzati sui risultati del prossimo trimestre, e tu invece stai aspettando soltanto l’ora d’uscita. Come quando andavi a scuola. Aspetti soltanto il suono della campanella. Nessuna eccitazione, nessuna emozione.

NUMERO DUE: l’angoscia. La classica angoscia della domenica sera/lunedì mattina. Il classico “cacchio! domani si torna a lavoro! questo fine settimana mi è volato…” Come quella sensazione che ti capitava sempre a scuola, quando dovevi tornare dopo le vacanze. Un tipo di emozione che può essere generata da una serie di fattori, non necessariamente dal tipo di lavoro. Può essere il tuo capo, possono essere i tuoi colleghi, può essere l’azienda, può essere il tuo ruolo. Il gioco sta nel cercare di capire cosa scatena quella situazione.

NUMERO TRE: la noia. Quando hai già automatizzato tutto, sai già cosa devi fare, sai perfettamente qual è il tuo lavoro e magari riesci a fare quello che dovresti fare in 8 ore in meno della metà del tempo. E allora sei lì, che cerchi di far passare il tempo ma questo non passa mai. Perché, in fin dei conti, ogni giorno è prevedibile. Ogni giorno è identico all’altro.

NUMERO QUATTRO: l’inadeguatezza. Non ti senti a tuo agio in quel ruolo e, sotto sotto, hai paura che qualcuno se ne accorga e che ti caccino fuori a pedate.

NUMERO CINQUE: l’insoddisfazione. Quando sei in ufficio che fai il tuo lavoro ma in fin dei conti vorresti fare altro. Vorresti un altro tipo di ruolo, un altro tipo di posizione, un altro tipo di lavoro. Ed è una cosa che, pian piano, diventa un tarlo costante per otto ore al giorno.

NUMERO SEI: la frustrazione. Quando sei bloccato, quando non sei in grado di poter dare il 100%. Perché, in fondo, sai che stai dando il 20% ma il tuo ruolo attuale, il tuo capo attuale non ti consentono di poter fare di più e ti sembra sempre di essere l’eterno ragazzino delle consegne.

Beh, se ti trovi in una di queste situazioni, forse è il caso che inizi a fare qualcosa. Ad esempio puoi cercare un mentor, puoi cercare un coach, oppure puoi parlare con qualcuno che già fa il lavoro che vorresti fare tu. Quello che fai dovrebbe in qualche maniera ispirarti, perché in fondo il lavoro è quella parte di valore che ognuno di noi porta all’interno della società.

E tu cosa ne pensi? Ti è mai capitato di cambiare lavoro perché non eri soddisfatto? Condividi la tua storia nei commenti!

 

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Giovanni Maieli

Giovanni Maieli

Specialista in Digital Marketing, Vlogger, Imprenditore. Appassionato di Retrogaming. Vivo a Dublino, dove gestisco il Marketing Digitale di una Software (SaaS) Company. Il mio cane, Argo, è la versione portatile di Falkor de La Storia Infinita.
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