Che sia davvero arrivato il momento di abbandonare Facebook?

Recentemente stavo parlando con alcuni amici in contesti diversi e la cosa che mi ha sorpreso è che tutte quante mi hanno fatto la stessa domanda: “Giò, ma li fai ancora i video?”

Sul momento sono rimasto un po’ sorpreso perché sapevo con certezza che quelle persone stavano seguendo la pagina dal giorno in cui l’avevo aperta, per cui non potevano ignorare che ogni settimana stessi pubblicando un episodio del vlog o che ogni giorno stessi postando online delle puntate di HASHTAG. Certo, non sono sempre puntate nuove, però c’è una presenza costante ogni giorno.

Invece tutti mi hanno detto: “Guarda Giò, a me nella bacheca di Facebook non sta più apparendo nulla!”

A quel punto ho capito subito che quella non era altro che la conseguenza del nuovo algoritmo di Facebook. Un nuovo algoritmo che è stato lanciato a metà gennaio 2018 e su cui moltissimi esperti si sono già espressi, la maggior parte in maniera negativa.

Messa così niente di nuovo sotto il sole, dato che l’algoritmo di Facebook cambia ogni anno e spesso anche più volte all’anno. Ogni volta ci sono sempre due fazioni di esperti che dicono tutto e il contrario di tutto a seconda di come vivono la loro realtà su Facebook. Chi è particolarmente bravo su questa piattaforma solitamente afferma: “Non è importante il cambio di algoritmo ma saper comunicare in una certa maniera.” Chi è particolarmente forte su altre piattaforme, come i blog o YouTube, non avendo su Facebook lo stesso riscontro, chiaramente la pensa in maniera differente, tendendo certe volte, anche in buona fede, ad andargli contro.

Secondo me non c’è una posizione giusta o una posizione sbagliata. Chi lavora col digitale, proprio perché tutto cambia molto velocemente, è costretto spesso a fare delle esperienze sulla propria pelle. Di conseguenza, ognuno ha la propria visione delle cose.

Questo algoritmo riduce sensibilmente la visibilità organica, cioè quella non a pagamento, dei post pubblicati sulle pagine. Questo perché, apparentemente, l’intenzione di Mark Zuckerberg è quella di tornare agli albori, dando la precedenza alle amicizie. Questo, ovviamente, interessa tutte le aziende, i professionisti, gli editori che usano Facebook per comunicare con il loro pubblico. Secondo quanto dichiarato da Zuckerberg, la riduzione della visibilità dovrebbe interessare un punto percentuale, cioè passare dal 5% al 4%. Ossia, se hai una pagina, soltanto il 4% dei tuoi followers sarà in grado di vedere i tuoi contenuti in maniera spontanea, in maniera organica. Per farli vedere anche agli altri devi pagare.

In questi due mesi, però, molte aziende hanno realizzato che il calo di visibilità non è stato assolutamente di un punto percentuale, ma molto di più. Per curiosità mi sono messo, excel alla mano, a fare alcuni calcoli tramite Insights, lo strumento di analisi di Facebook, e ho avuto la conferma di un dato molto interessante. La portata organica della mia pagina è scesa mediamente del 75%. O meglio, la portata complessiva è la stessa di un anno fa, nonostante il numero dii followers sia addirittura triplicato. Questo perché la piattaforma non li mette in condizione di vederne i contenuti.

Ovviamente una soluzione c’è. Basta andare sulla pagina, cliccare su “Segui” e selezionare “Visualizza per primo”, o magari attivare le notifiche. Se sei interessato a seguire la mia pagina Facebook ti consiglio di farlo, così da non perderti nessun video. Diciamo la verità, dal punto di vista della user experience, questa non è assolutamente un’azione che l’utente farebbe in maniera spontanea. E allora a cosa serve mettere “mi piace” ad una pagina se poi c’è un sistema che non te la fa seguire? È chiaro che ogni cambio di algoritmo serve in qualche modo a convincere gli inserzionisti ad investire sempre più denaro sulla piattaforma, però la sensazione è che questa volta si sia rotto qualcosa.

Infatti, dopo che è stato annunciato il nuovo algoritmo, Facebook ha perso in borsa più di 3 miliardi di dollari. E se da un lato il numero degli utenti sta aumentando (è aumentato del 14%), dall’altro il tempo che le persone spendono sulla piattaforma è sceso di 50 milioni di ore negli ultimi 3 mesi del 2017. Chi si sta allontanando dalla piattaforma sono sempre di più i giovani.

Proprio oggi parlando con un amico, Nicola, che si occupa di marketing digitale a Londra, abbiamo riflettuto su un fatto.

Persone come me, come noi, hanno iniziato ad utilizzare Facebook quando avevano 25 anni, alcuni anche meno. Nel corso dei dieci anni precedenti abbiamo cambiato una marea di piattaforme: mIRC, C6, Badoo, MSN Messenger… poi ci siamo fossilizzati per dieci anni su Facebook che, peraltro, è stata molto brava ad evolvere nel corso del tempo. Nel corso di questi dieci anni io, che allora ero un ragazzo, ho visto iscriversi su Facebook persone che all’epoca dicevano che non ci sarebbero mai entrati. Amici, zii, cugini, parenti. Tutte persone che, in media, oggi hanno tra i 50 e i 70 anni, se non di più, e questo mi ha fatto riflettere.

Se fossi un adolescente o se avessi ancora 20 anni, probabilmente non vorrei stare sulla stessa piattaforma in cui ci sono presenti i miei genitori, per non dire i miei nonni. Sentirei l’esigenza di trovare modi diversi per comunicare e potermi esprimere. Questo mi fa pensare alla buona e vecchia curva di Moore, in cui ogni prodotto, dopo aver superato la maggioranza precoce e quella tardiva, arriva poi ai ritardatari. Se dopo tutti questi anni l’incremento non arriva dai giovani ma arriva dai cinquantenni, dai sessantenni, dai settantenni, allora vuol dire che c’è qualcosa che non funziona.

A questo bisogna aggiungere un altro paio di considerazioni. Secondo le ultime ricerche l’accoppiata Google/YouTube sarebbe molto più performante di Facebook. Infatti, con l’inserimento delle AMP (Accelerated Mobile Pages), Google ha incrementato nell’ultimo anno il traffico verso le pagine web del 40% rispetto all’anno scorso, superando Facebook che, nel frattempo, ha perso il 20%. Questa è una delle ragioni per cui ultimamente molti professionisti stanno tornando a prediligere altre piattaforme rispetto a quella di Mark Zuckerberg. Molti stanno tornando su YouTube e sui blog. Altri stanno cercando nuove alternative.

Una di quelle che va per la maggiore nell’ultimo periodo si chiama VERO, piattaforma che esiste già dal 2015, di cui hanno parlato diverse testate tra cui Wired, La Repubblica, Il Corriere della Sera e anche Rudy Bandiera. In buona sostanza si tratta di un social che promette di focalizzarsi sulle relazioni vere, suddividendole in 4 cerchie. Non è presente pubblicità e i post sono in ordine cronologico. Mi metterò a testarlo in maniera più accurata nelle prossime settimane e non è detto che prima o poi non ci faccia un video, così come non è detto che magari anche io in futuro non decida di cambiare piattaforma. Staremo a vedere.

 

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Giovanni Maieli

Specialista in Digital Marketing e Social Media, Vlogger, Imprenditore. Appassionato di Retrogaming. Vivo a Dublino, dove ho gestito per 4 anni il Marketing Digitale di una Software (SaaS) Company. Il mio cane, Argo, è la versione portatile di Falkor de La Storia Infinita.

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