No, non sto parlando della nazionale che rischia di non andare ai mondiali. Sto parlando di due cose che sono successe recentemente e che coinvolgono due brand importanti in Italia: Carpisa e Motta.

Partiamo con Carpisa, che si è inventata il concorso dell’anno… più o meno. Un concorso che coinvolge tante persone che, come il sottoscritto, lavorano nel campo della comunicazione. In cosa consiste: bisogna comprare una borsa della collezione autunno/inverno per ricevere un codice di gioco. E fin qui tutto normale, se non fosse che il gioco consiste nel creare un piano di comunicazione per Carpisa. Infine bisogna compilare il form ed inviare la candidatura. Cosa si vince? uno stage di un mese nell’ufficio marketing Carpisa di Napoli. Bada bene, uno stage retribuito ben 500 euro!

Ora, io sono sicuramente sfasato rispetto a quelli che sono gli stipendi e il costo della vita in Italia. Sarà che qui, in Irlanda, solo di affitto non si spende meno di 1200/1300 euro al mese però, facendo due operazioni mal contate, mi sembra che 500 euro al mese siano 2 euro e qualcosa l’ora.

Capisco che in Italia ci sia un problema di lavoro in tantissimi settori, ma veramente vogliamo pensare che la soluzione a questo problema sia prendere per il culo le persone? Un concorso del genere è offensivo per le donne, che sono le uniche partecipanti al concorso e che, tra l’altro, da regolamento devono avere meno di 30 anni (sia ben chiaro); è offensivo per chi lavora nel campo, perché c’è gente che ha studiato anni per imparare a creare un piano di comunicazione come si deve. Cioè, non è che se tu domani vai a comprare le supposte, gratti, vinci e diventi un medico! Ed è offensivo nei confronti del Made in Italy, che una volta esprimeva il lusso, invece così sembra esprimere quel lato furbesco, estremamente negativo degli Italia, dove c’è sempre qualcuno che in qualche maniera cerca di fregarti.

Sia ben chiaro. non è la prima volta che capitano concorsi che promettono posti di lavoro. D’altronde il mercato si fa sulle necessità e, in questo momento, avere un lavoro è una necessità. Ed è logico che una cosa del genere riesca ad attirare l’attenzione di tante persone come il miele con le api. Concorsi del genere si sono visti a Piacenza, si sono visti a Varese, si sono visti a Cagliari! Comprare per poter lavorare. Comprare per poter fare uno stage pagato 2 euro l’ora.

Certo, potrebbe essere un’opportunità, ma parliamoci chiaro: in fin dei conti è come lavorare gratis in cambio di visibilità, una cosa che a priori dovrebbe farti cancellare il numero dalla rubrica di chi ti ha chiesto una cosa del genere e mandarlo a fanculo!

Basta pensare che su 10 stagisti solitamente meno di uno viene assunto. E qui potremmo parlare delle tasse e di quanto sia difficile fare impresa in Italia, dove il 22% degli stagisti ha più di 35 anni, cioè è più grande di me! In altre parti del mondo a quell’età ricoprono posizioni da Senior e qui invece, purtroppo, tanti sono costretti a stare a casa, in famiglia, a fare i bamboccioni con dei genitori che non si capacitano di come i loro figli, pur avendo studiato, pur avendo delle lauree, pur avendo dei master, non riescano a trovare lavoro.

Qualcuno allora potrebbe pensare che magari questa campagna di Carpisa è stata fatta a posta per attirare l’attenzione dei media e delle persone, secondo un po’ la legge del purché se ne parli. Questo ci riporta ad un altro brand, Motta, che, negli ultimi giorni, ha lanciato un nuovo spot per uno dei suoi prodotti di punta, di cui praticamente hanno parlato tutti.

Per chi non l’avesse visto, c’è una bambina un po’ petulante che chiede alla madre un certo tipo di merenda, con
determinate caratteristiche. E la madre risponde così: “non esiste una merenda così, possa un asteroide colpirmi se…” e, in quel momento, viene schiacciata da un meteorite, che non è un asteroide, per cui, se tanto mi dà tanto, quella merenda non esiste. Ma lasciamo da parte queste precisazioni scientifiche.

Molte persone si sono arrabbiate, si sono indignate per la violenza di questa pubblicità. Il direttore creativo dell’agenzia che l’ha realizzata ha detto che in questa maniera è stato rotto lo stereotipo della famiglia perfetta.

Ora, analizziamo un paio di cose partendo dal fatto che questa pubblicità possa piacere o non piacere. Il registro di comunicazione utilizzato da questa pubblicità è chiaramente molto più simile a quello del web che a quello della televisione: è molto più ironico, molto più grottesco. Infatti i due video, messi assieme, hanno raggiunto su YouTube più di 2 milioni di visualizzazioni. Tuttavia, fa specie come questo tipo di comunicazione riesca ad indignare fuori dal web un certo tipo di persone.

L’altro giorno stavo guardando dei vecchi film di Fantozzi e c’erano delle scene politicamente scorrette che oggi, partendo da zero, quindi non fatte da un Villaggio ma fatte da qualcun altro, difficilmente sarebbero accettate da quel tipo di pubblico. Stesso discorso per certi cartoni animati. Non necessariamente cartoni animati giapponesi, ma anche quelli della Warner Bros: da Porky Pig, a Bugs Bunny, a Willy il coyote. Certo, è più facile discernere la fantasia dalla realtà quando si tratta di cartoni. Ma ricordo anche altre pubblicità, che magari in Italia non sono mai diventate famose, come “Never say no to Panda”, che non era certamente politicamente corretta e che, in fin dei conti, pubblicizzava dei formaggini! A questo aggiungi che una cosa del genere era già stata fatta una decina di anni fa con la pubblicità del “Pacco Celere” di Poste Italiane, in cui dal cielo non cadeva un meteorite ma cadeva una pannocchia gigante.

A monte di tutto questo vale ancora oggi la regola del far parlare di sé nel bene o nel male?

Opinione mia personale: per quanto riguarda Motta l’unica risposta certa la daranno le vendite. Non ritengo infatti che questa pubblicità possa intaccare in maniera pesante il marchio. Discorso diverso per quanto riguarda Carpisa, che rischia di affrontare una shitstorm di dimensioni epocali, perché ormai questo concorso è già diventato un trend topic e lo è diventato in maniera estremamente negativa. Roba che al vincitore, anziché dargli l’opportunità di fare uno stage, potrebbero tranquillamente dare il posto di chi ha inventato questa campagna.

Poi non meravigliatevi se molti giovani, vivendo in un paese in cui persino i brand locali gli prendono per i fondelli, da un giorno all’altro decideranno di andare via e di cambiare casacca.

 

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Giovanni Maieli

Specialista in Digital Marketing e Social Media, Vlogger, Imprenditore. Appassionato di Retrogaming. Vivo a Dublino, dove ho gestito per 4 anni il Marketing Digitale di una Software (SaaS) Company. Il mio cane, Argo, è la versione portatile di Falkor de La Storia Infinita.

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